L’arrivo
“Dovrebbe arrivare per le otto e un quarto al Cinevideo Studio di via Gioacchino Belli, a Milano”. Concisa e gentile una voce femminile fissa la mia prenotazione al Processo di Biscardi. Non essendo molto pratico chiedo delucidazioni su come raggiungere gli studi di La7. La mia interlocutrice puntualizza subito che chiama da Roma e Milano non la conosce, non mi puo essere d’aiuto.
Cartina alla mano mi trovo in un poco raccomandabile quartiere a nord della stazione centrale.
Via Gioacchino Belli e un vicolo buio e malconcio, ci passa a malapena un auto. Sullo sfondo campeggiano le insegne luminose di La7 e MTV.
Gli studi
Fasti e sfarzi dello spettacolo, gia messi fortemente in discussione alla vista della via, vengono irrimediabilmente traditi dal portone mezzo arrugginito all’ingresso degli studi e dalla pochezza architettonica del complesso.
Sono un po’ in ritardo, ma non sembra esserci nessun problema. Consegno la carta d’identita, mi danno un pass e mi accompagnano verso un piccolo capannone tutt’altro che nuovo.
A sinistra la redazione, a destra il guardaroba, di fronte lo studio.
Ci sono un centinaio di sedie di plastica, quelle da bar per intenderci. Mi siedo in quarta fila. Si intuisce subito che il pubblico e fatto di habitue. Vicino a me si siede un signore sulla settantina, mi racconta che ogni lunedi viene in studio a farsi due risate “non e come guardarlo in televisione – dice - qui si ride il doppio! ”. E come lui tanti altri: si conoscono tutti o quasi. L’aria e molto familiare, qualcuno accenna a due battute con qualche ospite.
Entra anche lui, deus ex machina, Aldo Biscardi. Sguardo serio e concentrato, legge qualche foglio mentre si sottopone agli ultimi ritocchi della truccatrice. Un’aggiustatina alla cravatta e una controllata al capello (vero o finto non ci e dato saperlo) sono l’inequivocabile segnale che la diretta sta per iniziare.
Pronti alla diretta
Un assistente di studio ci da qualche rapida delucidazione su quando applaudire, vengono consegnati i cartelloni da esporre alle telecamere e con un infelice “cellulari spenti tutti, belli e brutti ” ci viene raccomandato di spegnere i telefonini.
Entra, tra i commenti non propriamente “inglesi”, anche Federica Ridolfi, la statuaria valletta del Processo.
Gli ospiti prendono posto a fianco di un Aldo apparentemente teso.
Conto alla rovescia.
In onda.
Parte l’affannosa lettura del sommario della puntata. Aldo incespica su qualche parolone e dal pubblico si leva, neanche troppo velata, qualche risata.
Si entra subito nel vivo della discussione e viene presentato anche il collegamento con Roma. In studio la voce degli ospiti dalla Capitale si sente a malapena, mi spiegano che non e possibile alzare il volume altrimenti ci sarebbe un fastidioso “effetto ritorno”.
Al “bar dello sport” nazionale
La sensazione e quella di essere ad un “bar dello sport” che esce da paesi o quartieri per arrivare in prima serata, ma, ovviamente, gli ingredienti fondanti rimangono gli stessi. Gli ospiti, di fede dichiarata, non provano nemmeno a cercare una non difficile obbiettivita. E’ un susseguirsi di frecciatine e litigi. Il pubblico non si fa pregare: commenti e offese sono ordinaria amministrazione tra le scomode sedie di plastica del Processo.
Tra un eccesso polemico e l’altro si arriva al primo break pubblicitario o “super spot” per dirla in biscardiano.
Pubblicita
Il pubblico ne approfitta per sgranchire le gambe e prendere una boccata d’aria non prima pero di aver bevuto un bicchiere di acqua dalla boccia in entrata. Questa pare essere una tappa obbligata, anche se non ne hai voglia qualcuno te ne mette un bicchiere in mano. Unico lusso concesso a chi assiste alle tre ore di Processo.
Chi immaginava una trasmissione costruita e un dibattito forzato rimarra deluso. E’ tutto incredibilmente vero, le discussioni tra Milano e Roma e le battutine in studio proseguono anche fuori onda. Anzi acquistano maggior vigore condite da un linguaggio privato delle censure che la diretta costringe.
Si ricomincia
Viene annunciata l’imminente ripresa della trasmissione, siamo invitati a sedere.
Prende nuovamente la parola Biscardi che regala l’ennesimo strafalcione: calciofili diventa carciofili. Questa volta le risate sono fragorose, anche gli assistenti di studio si scambiano occhiate scuotendo la testa e lasciandosi andare a qualche sorriso.
La trasmissione vive uno dei momenti piu concitati della serata. L’Aldo nazionale si lancia nella denuncia di un calcio giocato da atleti troppo ricchi e viziati, e non perde occasione per sostenere la sua crociata di sempre: la moviola in campo. Non inquadrato, ci invita ad applaudire.
La conclusione e vicina
Ormai e tardi sono quasi le undici e mezzo di sera, sono li da almeno tre ore.
Chiedo alla truccatrice quanto manca alla fine, la risposta e eloquente “spero poco – afferma sorridendo - non ce la faccio piu”! E non e la sola. Tra il pubblico qualcuno si e appisolato, testa china sul petto e occhi chiusi sono il risultato di tre ore di trasmissione.
A mezzanotte meno qualche minuto la diretta e conclusa. Qualcuno ne approfitta per una foto, qualcuno per una stretta di mano. Sembrano tutti abbastanza disponibili.
Ritiro la carta d’identita ed esco a cercare un taxi.
Rimane una sola certezza: il Processo senza Biscardi non potrebbe esistere.
Posted by marco-ferrari-blog
at 11:22 PM MEST